Carpenteria leggera di precisione dal 1961 – CIM LASER

Info e news sulla carpenteria leggera di precisione

Info e news sulla carpenteria leggera di precisione

La scelta dei materiali da utilizzare per realizzare dei manufatti di carpenteria metallica è sempre essenziale, perché serve per garantire le performance volute e per stabilire le lavorazioni necessarie. Il materiale scelto è però particolarmente rilevante quando si parla di componenti destinati al contatto con gli alimenti. Acciai inox come AISI 304 o AISI 316 sono generalmente considerati idonei per questo tipo di applicazioni e sono le materie prime principalmente utilizzate.

Ma basta l’impiego di acciaio inox AISI 304 o AISI 316 per garantire di avere un MOCA conforme alle normative?

MOCA è l’acronimo di Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti. E la risposta a questa domanda è un no: la sola selezione di un materiale idoneo non è sufficiente a garantire la conformità MOCA del prodotto di carpenteria finito.

Non esiste infatti una corrispondenza diretta tra materiale idoneo e componente conforme al contatto alimentare. Quella MOCA, infatti, non è una certificazione nel senso tradizionale del termine, ma un insieme di requisiti, normative e procedure che hanno l’obiettivo di garantire che un manufatto sia sicuro e tracciabile lungo tutto il suo ciclo di vita.

Un materiale può essere accompagnato da certificazioni che ne attestano la conformità per l’uso alimentare. Questo significa che, in condizioni ideali, non rilascia sostanze in quantità tali da compromettere la sicurezza o le caratteristiche dell’alimento.

Nel momento in cui, però, quel materiale viene sottoposto a lavorazioni meccaniche,, entrano in gioco variabili che possono modificarne le condizioni superficiali e, di conseguenza, il comportamento a contatto con il cibo.

Per questo motivo, la conformità non dipende esclusivamente dal materiale, ma dal modo in cui questo viene gestito e lavorato all’interno del processo produttivo.

Basta acciaio INOX per avere un MOCA e rischi

Il rischio principale: la contaminazione

Nel momento in cui si realizzano componenti di carpenteria destinati al contatto con alimenti, il rischio più rilevante è quello della contaminazione.

Non è legato solo all’utilizzo di materiali non idonei, in quanto nella maggior parte dei casi i materiali vengono già definiti in fase di progettazione e difficilmente vengono scelte soluzioni non compatibili con gli alimenti. Ma il rischio di contaminazione è legato soprattutto alle condizioni operative in cui il materiale viene lavorato.

Tra gli aspetti più critici rientrano:

  • la contaminazione da altri materiali;
  • la presenza di residui di lavorazione, come oli o polveri;
  • la gestione non corretta delle superfici durante le lavorazioni.

Anche in presenza di acciai inox certificati, questi fattori possono compromettere l’idoneità del componente realizzato dalla carpenteria.

Un esempio? Un componente realizzato in acciaio inox AISI 316 può essere sottoposto a lavorazioni come la micropallinatura per migliorarne la finitura. Se però il materiale abrasivo utilizzato è stato impiegato anche su acciai non inox, è possibile che contenga particelle contaminanti.

Queste possono trasferirsi sulla superficie del pezzo, compromettendone le caratteristiche e rendendolo non più idoneo al contatto con alimenti, anche se è stato realizzato con un materiale considerato conforme.

Per risolvere questo problema, l’attrezzatura utilizzata per la micropallinatura deve essere adibita solo al trattamento di MOCA, in modo che la graniglia non venga in contatto con manufatti di diverso tipi.

Attenzione alla tracciabilità

Un altro aspetto fondamentale nella gestione dei MOCA è la tracciabilità. Per garantire la conformità dei manufatti realizzati, è infatti necessario non solo utilizzare materiali certificati,  ma anche assicurare che ogni componente sia riconducibile al lotto della materia prima di origine.

È inoltre importante mantenere separati i materiali destinati al contatto alimentare da quelli per gli altri utilizzi. In CIM Laser, ad esempio, abbiamo adibito una parte del magazzino al solo stoccaggio di materiali per MOCA.

Questo implica anche una gestione organizzata del magazzino e dei flussi produttivi, in modo da evitare contaminazioni e garantire la continuità delle informazioni lungo tutta la vita del prodotto.

Per verificare la reale idoneità di un materiale, è possibile ricorrere al test di migrazione.  Questo tipo di prova deve essere eseguito da organismi specializzati, che rilasceranno un certificato. Consente di valutare il trasferimento di sostanze dal materiale all’alimento, che non dipende solo dal materiale, ma anche dal modo in cui è stato lavorato.

Per questo motivo, il test di migrazione rappresenta uno strumento utile per validare l’intero processo produttivo.

Produrre componenti metallici destinati al contatto con alimenti richiede un approccio strutturato, basato su procedure definite e controlli lungo tutte le fasi della produzione.

La conformità MOCA non può essere ricondotta alla sola scelta del materiale, e richiede un’attenzione e una competenza specifiche per essere raggiunta.

In CIM Laser abbiamo una lunga esperienza nella realizzazione di manufatti metallici idonei al contatto alimentare e siamo in grado di rilasciare tutta la documentazione necessaria per attestare la conformità delle nostre realizzazioni e lavorazioni di perfezionamento dei pezzi. Se devi realizzare degli elementi di carpenteria metallica idonei al contatto con il cibo, possiamo aiutarti: con il nostro esclusivo Protocollo Perfection, un metodo di lavoro nato dal nostro know-how e dalla nostra vocazione al problem solving, possiamo assicurarti lavorazioni impeccabili e serenità per il tuo lavoro.

Per sapere cosa possiamo fare per te, CONTATTACI

Ci sono lavorazioni in cui la saldatura non rappresenta la scelta migliore per l’assemblaggio dei componenti metallici, specialmente pensando alla naturale conseguenza di questa lavorazione: il surriscaldamento del materiale.

Durante la saldatura il metallo viene portato ad alte temperature e questo provoca la formazione della cosiddetta zona termicamente alterata: per eliminare queste imperfezioni è spesso necessario intervenire con lavorazioni aggiuntive di lucidatura e finitura, che comportano tempi più lunghi e costi maggiori.

Ecco perché, in determinate applicazioni, l’incollaggio rappresenta una valida alternativa alla saldatura, ma solo se eseguita secondo procedure certificate e con tecnologie adeguate.

Noi di CIM Laser disponiamo della certificazione European Adhesive Bonding, specifica per i processi di incollaggio industriale: una garanzia concreta per chi cerca assemblaggi metallici eseguiti a regola d’arte.

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Contattaci per una consulenza specializzata: analizzeremo insieme la soluzione più efficace per le tue esigenze produttive.

Nel settore alimentare, la conformità non riguarda solo ciò che finisce nel piatto. Riguarda anche tutto ciò che tocca il cibo prima che venga ingerito: non stiamo parlando delle stoviglie e delle posate, ma di tutte le attrezzature necessarie per la trasformazione, il confezionamento e il trasporto dei cibi. Elementi come serbatoi, impastatrici, nastri trasportatori, banchi di lavorazione, utensili e molti altri devono tutti rispettare delle normative stringenti per essere giudicati idonei al contatto con il cibo. Ogni superficie che entra in contatto diretto o indiretto con un alimento è infatti soggetta a una normativa precisa: il Regolamento (CE) 1935/2004, noto come quadro normativo MOCA.

MOCA e applicazioni conformi

MOCA è l’acronimo di Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti. Il regolamento in questione stabilisce che questi materiali devono essere sufficientemente inerti da escludere il trasferimento ai prodotti alimentari di sostanze in quantità tali da mettere in pericolo la salute umana, o da comportare una modifica inaccettabile della composizione dei prodotti alimentari o un deterioramento delle loro caratteristiche organolettiche.

Ovviamente le norme del Regolamento si applicano anche alle attrezzature e agli elementi metallici che vengono utilizzati nell’industria alimentare: anche un semplice tavolo in acciaio, come quelli che si impiegano nei ristoranti o nelle attività commerciali, deve essere prodotto in modo da garantire la massima sicurezza, così come un mestolo.

I produttori di materiali e oggetti destinati al contatto con gli alimenti devono anche emettere una Dichiarazione di Conformità MOCA, documento che certifica che i materiali rispettano i requisiti di legge. In caso di violazione, le sanzioni previste dal D.Lgs. 29/2017 possono essere molto severe e portare anche al ritiro del prodotto dal mercato.

La Dichiarazione di Conformità MOCA deve seguire tutta la catena delle imprese di lavorazione, trasformazione e distribuzione, e viene aggiornata e rilasciata da ogni impresa rispetto alla precedente. La responsabilità è reale: a partire dal produttore iniziale delle materie prime fino al distributore finale, ciascuno rilascia la propria dichiarazione di conformità al soggetto economico a valle e detiene quella ricevuta dal soggetto economico a monte. La Dichiarazione viene inoltre accompagnata da documentazione tecnica che comprende risultati di analisi, certificati rilasciati dai fornitori, schede tecniche e altro.

Materiali e processi

Ma quindi è sufficiente selezionare dei materiali specifici per garantire l’assenza di trasferimento di contaminanti sui cibi? Purtroppo no. La situazione è decisamente più complessa di così: usare, ad esempio, acciaio INOX AISI 304 o 316L per realizzare una superficie per la lavorazione degli alimenti non è una condizione sufficiente a garantire la sicurezza dei cibi.

Questo perché il materiale può essere idoneo, ma il processo con cui è stato lavorato può renderlo non conforme. Le superfici devono essere decapate, passivate e lucidate. In particolare, quest’ultima lavorazione è essenziale per avere delle superfici con una rugosità Ra ≤ 0,8 µm, considerata ottimale per garantire la massima sanificabilità e assenza di residui che si “incastrano” sulla superficie e ne impediscono una pulizia accurata.

Le lavorazioni a rischio

Sono diverse le lavorazioni metalliche che possono compromettere l’integrità degli alimenti che vengono a contatto con una superficie trattata. Le saldature TIG ad esempio richiedono una particolare attenzione: il problema principale è la formazione della zona termicamente alterata (ZTA), dove possono generarsi ossidi superficiali e si riduce la resistenza alla corrosione (soprattutto negli acciai inox se non trattati correttamente). Inoltre, il cordone di saldatura può trattenere residui e creare micro-porosità, diventando un punto di accumulo batterico. L’incollaggio può essere conforme MOCA, ma solo se si utilizzano adesivi certificati per uso alimentare e si rispettano processi controllati. In caso contrario, il rischio è la migrazione di sostanze chimiche verso l’alimento.

Anche il taglio laser, se eseguito senza adeguato controllo del gas (ad esempio azoto puro), può generare ossidazione dei bordi del manufatto e lasciare superfici non idonee al contatto alimentare. Con l’uso di gas inerti (come azoto ad alta purezza), questo rischio si riduce molto.

Cosa fare, quindi, se una lavorazione è considerata “a rischio”? Non potrà essere effettuata? Serve avere qualche accortezza in più: per avere un risultato finale conforme MOCA, ad esempio, la saldatura può essere seguita da trattamenti come passivazione, decapaggio o lucidatura.

L’obiettivo è avere sempre superfici metalliche senza graffi o micro-cavità e con una rugosità minima, quindi devono essere tenute sotto controllo le lavorazioni di carpenteria che alterano la chimica del materiale, che introducono contaminanti o che creano geometrie difficili da pulire sul manufatto.

Produrre componenti metallici MOCA conformi richiede un approccio integrato: vanno scelti materiali certificati, i processi devono essere controllati ed eseguiti in ambienti dedicati e, ultimo ma di fondamentale importanza, è essenziale disporre della documentazione completa a corredo di ogni pezzo consegnato.

In CIM Laser siamo esperti e qualificati per la realizzazione di manufatti metallici idonei al contatto alimentare. Eseguiamo tutte le lavorazioni di perfezionamento dei pezzi con la massima precisione, come ad esempio lucidatura a specchio, satinatura e sbavatura. Per quest’ultima lavorazione abbiamo elaborato anche un metodo proprietario che si chiama CIM Silk e che si applica a superfici piane, cilindriche o di altre sezioni: per eliminare il surplus di metallo lungo bordi e giunzioni del manufatto, questo viene fatto passare tra due file di nove spazzole oscillanti e rotanti, che lo trattano con la massima finezza. Un elemento metallico sottoposto a questo trattamento è rifinito con una tale precisione da risultare adeguato per l’utilizzo in ambito non solo alimentare ma anche medicale.

Devi realizzare degli elementi di carpenteria metallica idonei al contatto con il cibo? Possiamo aiutarti: oltre a garantirti la certificazione MOCA, abbiamo sessant’anni di esperienza nella lavorazione di precisione dei metalli, e una vocazione unica al problem solving che ci permette di studiare la soluzione più adeguata per ogni esigenza. Da questo know-how nasce il nostro esclusivo Protocollo Perfection, un metodo di lavoro che ci permette di garantire la massima accuratezza in ogni fase delle nostre realizzazioni, dalla progettazione all’esecuzione delle lavorazioni meccaniche, fino all’imballaggio e alla consegna dei manufatti.

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La differenza si può notare o meno a occhio nudo, ma può creare non pochi problemi: in carpenteria metallica di precisione, quando una lastra di metallo perde planarità, non è in grado di assolvere perfettamente ai compiti per cui era stata progettata.

Cos’è successo? Perché si è verificato questo problema? Purtroppo la lamiera può imbarcarsi anche quando ogni fase di lavorazione è stata eseguita a regola d’arte. Non si tratta di un errore umano, ma di un comportamento intrinseco del metallo, dovuto alla sua microstruttura.

Una nota di base: conoscere la lamiera

Già durante la produzione, la lamiera subisce cicli intensi di lavorazioni come riscaldamento, laminazione e raffreddamento. Questi processi purtroppo non avvengono praticamente mai in modo perfettamente uniforme: le zone superficiali si raffreddano più rapidamente rispetto al nucleo interno, generando gradienti termici che “fissano” nel materiale tensioni residue anche molto elevate. Il risultato è una lamiera che, all’apparenza, si presenta piana, ma che porta in sé uno stato di tensione non equilibrato, pronto a liberarsi al primo intervento, che sia di taglio, foratura, saldatura o altro.

Dal punto di vista fisico, quando si rimuove una porzione seppure minima di materiale, anche con un taglio laser di precisione, si altera l’equilibrio di queste tensioni interne. Il materiale rimanente ridistribuisce i carichi e si deforma: si incurva, si torce, si riempie di ondulazioni. Non è un difetto del processo, ma la risposta meccanica del metallo alla sua nuova condizione di equilibrio. Anche operazioni come piegatura, punzonatura o stampaggio modificano la struttura della lamiera: le fibre del metallo non si deformano tutte allo stesso modo, e questo genera squilibri che possono portare nel tempo a curvature o torsioni.

Questo fenomeno ha ovviamente implicazioni progettuali importanti. Progettare un componente metallico senza tenere conto del fatto che può imbarcarsi significa rischiare pezzi fuori tolleranza, giunzioni che non combaciano e assemblaggi difficoltosi. Nei settori dove le tolleranze sono strette, come ad esempio automotive, medicale o farmaceutico, anche deformazioni microscopiche possono compromettere la funzionalità del prodotto finale.

Se il pezzo non viene raddrizzato prima delle lavorazioni successive, le conseguenze si moltiplicano: errori dimensionali a cascata, difficoltà di saldatura, vibrazioni in esercizio e, nei casi più critici, rischi strutturali dovuti a tensioni che si sommano a quelle di esercizio, riducendo la vita utile del componente.

Quando raddrizzare la lamiera

In molti casi diventa indispensabile ricorrere a una lavorazione di raddrizzatura, un passaggio importante che permette di garantire qualità, stabilità dimensionale e affidabilità al manufatto metallico finale.

La raddrizzatura non è un’operazione da rimandare. Il momento in cui viene eseguita è determinante quanto la qualità della lavorazione stessa. La regola generale è che la lamiera andrebbe spianata prima di qualsiasi lavorazione successiva. Intervenire in questa fase significa infatti eseguire le successive lavorazioni su una superficie stabile, dove le tensioni residue sono già state neutralizzate e il materiale non riserva sorprese. Se sono previste delle saldature, la raddrizzatura va eseguita anche dopo di queste, poiché il ciclo termico della saldatura potrebbe introdurre nuove deformazioni localizzate che si sommano a quelle preesistenti.

Nei processi più critici, come la produzione di componenti strutturali o di precisione, può addirittura essere necessario prevedere più interventi di raddrizzatura lungo il ciclo produttivo, come ad esempio un intervento sul “grezzo” in ingresso e uno dopo le lavorazioni termiche più impegnative.

I vantaggi che si otterranno sono concreti e di non poco conto. Una lamiera piana infatti garantisce tolleranze dimensionali rispettate fin dal primo taglio, riducendo scarti e rilavorazioni costose. Ma migliora anche la qualità delle saldature, perché i lembi combaciano correttamente senza forzature. Facilita poi l’assemblaggio, eliminando giochi e tensioni di montaggio che potrebbero compromettere la tenuta strutturale del manufatto finale.

Sul lungo periodo, un componente raddrizzato correttamente presenta tensioni interne più basse, il che si traduce in maggiore resistenza alla fatica, minore rischio di deformazioni in esercizio e una vita utile più lunga. Nei settori maggiormente regolamentati questi aspetti non sono optional, ma possono diventare requisiti di conformità. Meglio quindi lavorare preventivamente, e raddrizzare la lamiera prima che sia necessario rifare tutto il progetto di carpenteria.

Come funziona una raddrizzatrice a rulli per lamiera

Non sono molte le realtà che dispongono di questa macchina, nonostante sia importantissima per assicurare la riuscita e la durabilità dei progetti di carpenteria metallica anche complessi.

Il principio di base del suo funzionamento è semplice: la lamiera passa attraverso una serie di rulli disposti sfalsati, con le prime curve più ripide e quelle verso l’uscita via via più dolci. I primi rulli impongono una deformazione più marcata, per “rompere” le tensioni residue più forti, mentre i rulli successivi applicano deformazioni sempre più lievi, per accompagnare il materiale verso la planarità. All’uscita dalla macchina, la lamiera avrà subito tante piccole piegature alternate che si compensano a vicenda, per questo risulterà piana e le sue tensioni interne saranno ridotte al minimo. Per fare un esempio: è come quando si cerca di raddrizzare un filo metallico piegandolo alternativamente in una direzione e in quella opposta.

In CIM Laser ci siamo dotati già negli anni ’90 di una spianatrice-raddrizzatrice a rulli Haemmerle, grazie alla quale possiamo eseguire una raddrizzatura eccellente su una vasta gamma di materiali e formati. Questo ci consente di assicurare lavorazioni sempre più precise e manufatti altamente performanti, evitando rischi come bordi irregolari, accoppiamenti che non combaciano, montaggi impossibili, ritardi e scarti di materiale.

Ci occupiamo da oltre sessant’anni di lavorazioni metalliche di precisione, abbiamo quindi un parco macchine e un know-how costruiti e perfezionati nel tempo, che ci consentono di affiancare i nostri partner con lavorazioni impeccabili a livello estetico e funzionale. È una delle garanzie del nostro sistema di lavoro collaudato, Protocollo Perfection, che ci pemette di assicurare risultati sempre eccellenti.

Hai un progetto o un’idea da realizzare? Per sapere cosa possiamo fare per te, CONTATTACI.

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